La storia di un soldato

Ehilà.

Mi auguro che tu stia bene e che stia passando una
magnifica settimana.

Nella newsletter di oggi parlerò di una lezione che già
conosciamo, ma che in realtà viene spesso dimenticata.

Parleremo di quanto è facile apprezzare ciò che si conosce e
temere ciò che non si conosce.

La storia di oggi racconta di un soldato che sarebbe finalmente
ritornato a casa dopo aver combattuto in guerra.

Aveva già chiamato i genitori per dire “Mamma, papà finalmente
ritornerò a casa, ma ho bisogno di chiedervi un favore, vorrei
portare con me un amico.”

“Certamente! Ci farebbe molto piacere conoscerlo!

“C’è qualcosa che dovreste sapere prima. E’ stato gravemente
ferito in guerra, ha messo il piede su una mina ed ha perso un
braccio ed una gamba. Non ha un posto dove andare e vorrei
che venisse a stare con noi.”

“Figliolo, mi dispiace molto sentire questa storia, ma ti
aiuteremo a trovargli un posto dove vivere.”

“No. Mamma e papà, Io voglio che venga a vivere con noi.”

“Figliolo, non ti rendi conto di quello che stai chiedendo! Una
persona con queste disabilità non starebbe bene con noi.
Noi abbiamo le nostre vite e non possiamo lasciare che questi
interferisca col nostro modo di vivere, con la nostra routine
familiare.

Credo che dovresti ritornare a casa e lasciare perdere
questa storia. Lui troverà sicuramente un modo per vivere
come meglio desidera.”

Il figlio riagganciò ed i genitori non lo sentirono più.

Un paio di giorno dopo, i genitori ricevettero una telefonata
dalla polizia. Il loro figliolo era morto dopo esser precipitato
da un edificio. La polizia ipotizzò si trattasse di suicidio.

I genitori afflitti presero un volo per raggiungerlo e furono
accompagnati all’obitorio per il riconoscimento del corpo.

Lo riconobbero subito, ma il loro orrore fu grande quando
videro che il loro figliolo aveva solo un braccio ed una gamba.

Il punto di questa storia è che: questi genitori sono come molti
di noi. Noi che troviamo facile amare coloro che sono belli o
simpatici. E non ci piacciono le persone che ci infastidiscono
o fanno sentire a disagio. Prendiamo spesso le distanze da
queste persone e da quelle che non sono in salute, di bell’aspetto
o intelligenti.

Dovremmo invece accettare le persone così come sono ed
aiutare gli altri a comprendere chi è diverso.

Se i genitori avessero accettato la “disabilità dell’amico”
probabilmente il figlio sarebbe ancora in vita.

Questi sono i miracoli della vita: AMORE, AMICIZIA,
COOPERAZIONE.

Quando il tuo cuore è aperto ad accogliere le novità,
allora accade quasi sempre qualcosa di straordinariamente
bello.

Manifesta i tuoi più grandi desideri a cuore aperto,
abbi fede e credi nella vita, non solo nelle cose belle e felici.

Pensaci bene. Ti auguro di trascorrere una
settimana piena di segni positivi e miracoli.

Alla prossima newsletter.

Bernie
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La storia finale del piccolo passerotto

La Storia del Piccolo Passerotto [Parte 2]

La Storia del Piccolo Passerotto [Parte 1]
Nella precedente e-letter, ti ho raccontato la storia del piccolo passerotto
che era partito alla ricerca del suo eroe, l’uccello gigante, sulla sommità
della montagna.

Se ricordi, non era riuscito ad arrivare in cima ed è dovuto tornare indietro
prima di allontanarsi troppo…per poi essere deriso dagli altri passerotti…

Ma nel profondo del suo cuore, percepiva l’esistenza di quell’uccello gigante.
Non riusciva a liberarsi di quella sensazione…

Quindi decise di provare di nuovo, ma questa volta, tenendolo segreto agli
altri passeri.

Si svegliò di buon mattino e scalò la montagna. Arrivò fino al punto in cui era
arrivata la volta precedente e tornò a casa, ma questa volta era molto
più facile per lui.

Il mattino successivo tentò di nuovo la scalata ed arrivò un po’ più in alto,
prima di tornare giù.

Continuava a farlo ogni giorno ed ogni volta arrivava sempre un pochino
più in alto. Col passare delle settimane, imparò a volare sempre più in alto.
Inoltre, crescendo, le sue piume si ispessirono e quindi non doveva neanche
preoccuparsi più del freddo.

La prima volta che tornò indietro, sentiva di aver fallito ma adesso che lo
faceva ogni giorno, aveva smesso di pensarla in quel modo.

Aveva imparato che la strada verso la cima non era tutta dritta, che richiedeva
molti tentativi e che ogni tentativo la rendeva più forte e più vicina al suo obiettivo.

Ogni giorno, quando faceva ritorno a casa, vedeva gli altri passerotti disposti
in cerchio a chiacchierare e a perdere il loro tempo ma non si è mai più unito
a loro. Non faceva loro caso, ignorandoli.

Sapeva che passare del tempo con loro non avrebbe fatto altro che ferire
i suoi convinzioni. Sapeva che gli altri passerotti non avevano mai fatto nulla
se non saltare da un albero all’altro e prendersi gioco di chiunque volesse
fare qualcosa di importante.

Trascorse quasi un anno e il piccolo passerotto continuava ad impiegare
le sue giornate a salire e a scendere dalla montagna. Ora era più forte ed
aveva un piumaggio più spesso. Aveva ormai un aspetto diverso da quello
degli altri passeri e raggiungeva altezze molto vicine alla cima.

Ed arrivò il giorno del tentativo finale. Questa volta era deciso a
raggiungere la sommità…

Per arrivarvi, ci volle una settimana e un’incredibile fatica.
Resistette al freddo e a tutte le difficoltà.

Dopo una settimana di scalata, un mattino si stava preparando per il
salto finale: il balzo verso la cima…

Il suo cuore era trepidante…era arrivato il giorno in cui avrebbe incontrato
il suo eroe, l’uccello gigante…

Fece il salto finale ed atterrò sulla cima della montagna…

Incredibile! Aveva ragione, l’uccello gigante esisteva davvero!

Quel che vide sulla cima della montagna lo impressionò!

Sai cosa vide?

Che aspetto pensi che avesse l’uccello gigante?

Bene, questa e-letter sta andando per le lunghe.

Non perderti la prossima e-letter per conoscere il finale della storia…

Scoprirai cosa vide il piccolo passerotto sulla sommità della montagna…

Quindi assicurati di leggere le prossime e-letter per vedere
come va a finire la storia.

I Migliori Auguri,
Bernie
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